LETTERA APERTA ALLA DIRETTRICE DI "GIOIA"
 
Gentilissima Dottoressa Fausti,
Le dico subito che il Suo settimanale è tra i pochi periodici segnalati alle excalibur girls, per testimoniarle la buona considerazione di cui è tributario, sempre ripagata da uno stile e da una professionalità di altissimo profilo. Le rarissime occasioni in cui si leggono servizi poco condivisibili, costituiscono, al massimo, motivo di pacate riflessioni. Mai, ovviamente, ho ritenuto di ricalcare qualche dissenso, ben consapevole quanto fosse utopico (ancorché sciocco) agognare consonanze assolute.
Mi permetto una deroga su un argomento che mi sta molto a cuore. Anzi su due, dal momento che il servizio di Erica Arosio nel numero 8, (Speriamo che sia femmina) tocca sia la Francia, paese che amo da sempre e del quale sono attualmente ospite, per assicurare a mio cognato un’assistenza sanitaria all’avanguardia, sia il rapporto uomo-donna.
La redattrice tesse le lodi del candidato donna della sinistra per le imminenti presidenziali, auspicando la sua ascesa all’Eliseo. Non vi è nulla di male, ovviamente: ciascuno ha il diritto di pensarla come vuole e, del resto, se una fetta consistente e qualificata del potere politico francese la sostiene, mi sembra del tutto naturale che ella possa beneficiare di un alone di simpatia esteso.
Ciò che trovo stridente, ancorché penalizzante proprio per la persona che si vuole sostenere, è il voler imporre, tout-court, la logica del “femmina è meglio”, la qual cosa, in una società che sembra aver oramai ben decantato il processo di emancipazione femminile, appare quanto meno anacronistica.
Che persone valide si confrontino ai più alti livelli e ciascuno esponga le sue buone ragioni per conquistare il consenso. Che siano donne, uomini, una donna e un uomo, più donne che uomini, più uomini che donne, facciamo in modo che sia qualcosa di cui non valga la pena discutere! I problemi che angosciano l’Umanità sono altri e di ben altra portata. E per fronteggiarli bisogna andare oltre gli steccati convenzionali: destra-sinistra, donna-uomo, tanto per restare in argomento, sempre più legati ad un passato destinato a diventare remoto, per lasciare il passo a nuove “forme” sociali, più in sintonia con il nostro tempo che, almeno per i prossimi sessanta anni, assume le tipiche e controverse connotazioni della “transizione”. L’assestamento, quindi, prevede una fase epocale non breve, anche in un contesto in cui le trasformazioni avvengono alla velocità della luce. Il nostro compito, pertanto, è “seminare” bene, per preparare un futuro migliore. Il discorso ora diventa complesso e pertanto fermiamoci alla Francia. Con Chirac abbiamo detto addio all’ultimo Grande Statista del ventesimo secolo. Ora dobbiamo incominciare a individuare le figure nuove in grado di gestire le complesse problematiche di una società che si avvia a superare la sua fase post-industriale (definizione già di per sé limitativa, che evidenzia una difficoltà nel catalogare gli assetti sociali contemporanei) sfociando verso orizzonti per ora foschi (e comunque non trattabili in questo contesto).
Di figure tali non è che ve ne siano tante in giro. In Italia, ad esempio, siamo proprio messi male. In Francia sono più fortunati. (Lo sono da sempre del resto, sotto questo profilo).
Gentile Direttrice, le elezioni presidenziali francesi non sono un confronto tra destra e sinistra; non sono un confronto tra uomo-donna. Ho già scritto altrove che faremmo un grande torto alla Francia se cadessimo in questa trappola. In Francia si confrontano due persone splendide, due figure di grande spessore umano e politico. Una di queste due persone, però, ha dentro di sé qualcosa di più: la genialità che serve al terzo millennio; la cultura che serve al mondo nuovo; la capacità di interpretare le esigenze sociali trascendendo le mere contrapposizioni di uomini che stentano a stare dietro a ciò che creano, a ciò che partoriscono. Una di queste due persone ha dentro di sé le risorse per saper guardare bene al passato (per non ripeterne gli errori) e “prevenire” il futuro, affinché ci si possa adeguatamente preparare quando il vento soffierà forte e ce lo troveremo alle porte con tutti i suoi sconvolgimenti. Uno di queste due persone sa bene, anche se non lo può dire ancora a chiare lettere, che la Francia è sì un grande e meraviglioso Paese, ma che un giorno dovrà imparare ancor più di quanto non sia capace ora a sentirsi “regione d’Europa”. Regione d’Europa in un’Europa finalmente unita sotto un’unica bandiera, che metta al bando l’Europa dei mercanti. Questa persona, Gentile Direttrice, si chiama NIKOLAS SARKOZY ed è a lui che il cavaliere errante lancia una rosa ed un sorriso, salutandolo quale nuovo Presidente della Repubblica Francese. Un uomo nuovo per contribuire a creare un mondo migliore. Almeno si spera.

© Lino Lavorgna – Febbraio 2007
 
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