|
Studi severi, una carriera luminosa iniziata sui banchi dell’università, il cuore di un napoletano verace intriso di un cosmopolitismo che gli consente di guardare oltre gli orizzonti del percepibile, uno stile sobrio e, allo stesso tempo, raffinato, rendono Massimo Maffei, direttore del RadiocorriereTv, quel personaggio singolare che abbiamo imparato ad apprezzare in tanti programmi tv, da “Buona Domenica” al “Processo di Biscardi”, nei quali viene costantemente invitato quale brillante opinionista. Lo incontriamo proprio negli studi di “La7 GOLD”, prima di andare in onda con Biscardi in una diretta del Processo. Libertà di stampa e stampa italiana. Cosa ne pensa Maffei. “Iniziamo pesante! In Italia mancano editori puri e quindi la libertà di stampa, che è un valore assoluto, si trasforma in qualcosa di mostruosamente relativo. Si è liberi di scrivere solo ciò che è utile all’editore, quasi sempre con interessi politici ed economici da tutelare. Voci isolate che possono essere considerate eccezioni, per quanto apprezzabili, non fanno testo più di tanto. Le condizioni generali non sono affatto gradevoli. A ciò si deve aggiungere la volontà editoriale di non riconoscere appieno la professionalità del giornalista, che per essere completamente “libero” ed “indipendente” deve avere assicurate accettabili condizioni di vita. La retribuzione dei giornalisti in Italia è pessima. E chi ha fame e sa scrivere… a volte è costretto a scrivere con la testa degli altri e questo non è un bene”. Un’analisi spietata “Ma realistica. E’ inutile mascherare le reali condizioni della nostra professione. Siamo alla frutta, tanto con la carta stampata quanto con la televisione. Programmi come “La vita in diretta”, accettati da Fabrizio del Noce e condotti da giornalisti di razza come Michele Cucuzza determinano la rovina del giornalismo: confondono lo spettacolo con la realtà, la finzione “suggestiva” con i drammi del quotidiano. Le interviste inginocchiate, oscene, sono nate con questi personaggi. Manca uno stile e si crea confusione, disorientando l’opinione pubblica”. Striscia la Notizia fa informazione intelligente proprio utilizzando formule diverse rispetto al giornalismo tradizionale. “Striscia “denuncia” le distonie della nostra società aiutando, per quanto possibile, chi ha il compito istituzionale di scoprire i truffatori e punire chi si comporta male nell’esercizio delle proprie funzioni. Il giornalista che “ordina” al medico di rientrare in ospedale perché non si esce con la divisa da utilizzare in camera operatoria è qualcosa di meraviglioso. Striscia ha un grande merito “sociale” e va benissimo così. E poi, facciamo bene attenzione: i conduttori di Striscia “non” sono giornalisti ma personaggi dello spettacolo. L’informazione, però, non può essere confusa con la denuncia. Quando un giornalista parla bene o male di qualcuno o qualcosa, solo perché gli fa comodo, per qualsivoglia ragione, tradisce il suo mandato e la deontologia professionale. Quando si fa un uso gratuito della volgarità per ragioni di audience, ad esempio, si tradisce il proprio ruolo. Baudo nel promuovere un film, tra l’altro in fascia protetta, ha scelto delle scene pregne di espressioni oscene e scurrili. Questa è “premeditazione” di bassissimo profilo professionale. Se ci addentriamo in quest’analisi, però, ti rubo tutte le pagine del giornale”. Il concetto è chiaro. Hai definito Cucuzza “giornalista di razza”. Non avrebbe dovuto esimersi dall’accettare la conduzione di un programma come “La vita in diretta”, del quale non può che deprecarne i contenuti? “Siamo seri ed onesti. Innanzitutto con noi stessi. Ad esempio, tu prima hai detto che non capisci nulla di calcio e non parteciperesti mai ad una puntata del “Processo”. Bene, se Biscardi ti offrisse, poniamo, diecimila euro a puntata per dire scemenze e fare un po’ di casino, rifiuteresti lo stesso”? Touché. Qual è la ricetta di Maffei per uscire dalla crisi. “Abolire un organismo obsoleto e fuorviante come l’Ordine sarebbe già un bel punto di partenza. Poi bisogna creare delle vere scuole di giornalismo e ritornare ad una sana editoria, che riconosca il ruolo fondamentale dell’informazione a difesa della democrazia, tutelando gli “alfieri”, ossia i giornalisti, con ogni mezzo, in primis assicurando loro contratti adeguati al lavoro svolto. Ovviamente il tutto deve essere corroborato da una “severa” selezione, che prenda in debita considerazione il livello culturale di chi vuole accedere alla professione e la sua statura etica. E’ vero che il pesce puzza dalla testa, ma sono tanti i colleghi che si trovano “troppo” a proprio agio nelle paludi mefitiche”. Tu sei sostanzialmente un uomo RAI e in questa intervista hai tirato bordate ad alzo zero contro due “pilastri” dell’Azienda. Sai bene che non posso esimermi dal riportarlo”. “Mi deluderesti non poco se mi censurassi! E non scriveresti più un rigo sul RADIOCORRIERE fin quando sarò io a dirigerlo. In quanto alle bordate, non so quanto spazio mi resta… se vuoi posso continuare ancora”. Un’altra volta. Chiudiamo con una domanda sul RADIOCORRIERE. Non ti pesa vederlo surclassato nelle vendite dal diretto concorrente di casa Mediaset? “Aspetta qualche mese e ne vedrai delle belle…” Non puoi lasciarmi così! Senza anticipazioni…. “Non solo posso, ma devo! E’ ora di andare in onda. Tu che fai? Resti a vederti il programma o te ne vai a cena con questa splendida donna che ti accompagna?” La splendida donna è Zaira Montico, attrice e show girl. Ed è lei che decide: siccome i programmi ama condurli, si va a cena. © Lino Lavorgna - Gennaio 2007 (Intervista pubblicata sul mensile ALBATROS - Febbraio 2007 - www.albatrosmagazine.net) |
|||
| BACK | |||
| | Home | Excalibur | Lavorgna | Cartoline | Guestbook | Link | |