A PROPOSITO DI NANEROTTOLI E MERETRICI
 
Caro Giorgio,
mi chiedi come faccia a sorridere delle umane scempiaggini, anche quando mi toccano da vicino, e come riesca a mantenere sempre quella sorta di understatement che benevolmente m’invidi. Me lo chiedi mentre non riesci a nascondere la tua amarezza per certe vicissitudini che ti hanno ferito nell’ambito del tuo lavoro, anche perché non riesci a spiegartele. Ed è proprio questo il punto. Basterebbe spiegarsele e l’amarezza svanirebbe, non perché sarebbe soppiantata dalla rassegnazione, che non è mai auspicabile, bensì dalla “consapevolezza”, che invece è sempre auspicabile ed aiuta tantissimo. In special modo in questo contesto epocale.
La mia calma nasce proprio dalla “consapevolezza”, che mi porta ad anticipare gli eventi, prevedendoli esattamente come avverranno. Se sai già come andrà a finire quella tal cosa, non vi potrà essere sorpresa.
Cerchiamo, ora, di analizzare più a fondo le problematiche che ti angustiano, senza alcuna pretesa di fornirti una lezione da accettare tout court. Diciamo che se ti proclamerai soddisfatto, mi offrirai una cena in quel ristorante della tua zona che ti è tanto caro. Se invece non lo sarai, vi andremo lo stesso, e sarò io a pagare il conto.
Partiamo da un presupposto semplice semplice. Dietro ogni azione si cela la qualità della persona che la perpetra. Quanto più alta sarà la qualità, tanto migliore risulterà l’azione. Da una persona d’infima qualità, viceversa, non è lecito aspettarsi nulla di buono.
Una società sana affida le responsabilità maggiori, in qualsivoglia contesto, alle persone migliori, anche se non è raro che questa regola contempli delle eccezioni e che persone “sostanzialmente inadeguate” riescano a raggiungere livelli di potere ben al di sopra dei propri effettivi meriti. Ciò, però, non rappresenta un grave problema, proprio perché, in quanto “eccezioni”, sono facilmente gestibili.
Ora puoi dire, in buona coscienza, che la nostra sia una società sana? Il nostro paese, caro Giorgio, non è mai stato sano. Dalla caduta di Romolo Augustolo, ma potremmo partire senza problemi dalla fondazione di Roma, fino a … domani, la gente italica si è sempre distinta più per le sue caratteristiche negative che per quelle positive. Che si sia trattato di gridare “Franza o Spagna purché se magna” nel Medio Evo o “Forza Italia” ai giorni nostri, il popolo italiano si è sempre caratterizzato per la sua propensione, tipica dei popoli levantini, alla mancanza di etica e alla lestofanteria. Di fatto, da noi, l’eccezione è sempre stata regola, a prescindere dalla nascita di poche centinaia di menti eccelse in tutti i campi dello scibile umano, grazie alle quali stiamo vivendo di rendita da circa un millennio. In questo quadro, chiaramente, chi è che più facilmente si afferma? Chi più degli altri riesce ad interpretare le esigenze di un consorzio umano che privilegia l’intrigo e l’intrallazzo e non certo il senso di giustizia, concepito nella sua accezione più ampia, e quindi esteso anche al riconoscimento dei meriti.
Tu ti risenti perché il tuo capo ti ha considerato una spanna al di sotto di molti tuoi colleghi. E glielo hai contestato, manifestando tutto il tuo livore, la tua delusione, la tua rabbia. Magari sotto sotto pensi anche che “qualcuna” sia stata ripagata con eccellenti valutazioni più per i meriti sessuali che non per quelli professionali, guardandoti bene dal dirlo, ovviamente, in assenza di prove certe. E ti sorprendi ancora per queste cose? Ti sorprendi ancora che un capo mediocre, a qualsiasi livello, che sia riuscito solo grazie a compromessi squallidi a raggiungere posizioni di comando, scelga e premi collaboratori che non gli facciano ombra piuttosto che persone capaci? Andiamo, questa sì che è grande ingenuità.
Caro mio, secondo te, è più colpevole colui il quale che, ottenendo le leve del potere senza meriti, lo eserciti in modo improvvido, o chi ha reso tutto ciò possibile? Vedi, io mi sono dato da tempo la risposta: la colpa non è mai di chi perpetra un’azione scellerata, ma sempre di chi consente che essa avvenga. E questa “consapevolezza”, amico mio, pesa come un macigno sulle persone della mia generazione – e tu appartieni ad essa – per non essere stati capaci, quando abbiamo combattuto, (io l’ho fatto, da giovane) di creare il mondo migliore che auspicavamo.
Ti rendi conto da chi siamo rappresentati a livello politico? Hai mai letto il curriculum della stragrande maggioranza dei nostri parlamentari e ministri? I loro certificati penali? Fallo, e vedrai che la tua rabbia sbollirà.
Così va il mondo, amico mio. Sgarbi fu esaminato, all’esame per accedere all’ordinariato accademico, da una docente che era arrivata lì, "more solito", aprendo le gambe a frotte intere di accademici porci, che sappiamo prolificano in ogni ateneo. La differenza tra i due (a vantaggio di Sgarbi, ovviamente) era quella che passa tra un imbianchino e un grande pittore… ma come pensi che ella si sia comportata? Avrebbe potuto dire, semplicemente: “Oh, Sgarbi, è un grande onore per me apporre la firma sull’attestato che la consacra Docente Universitario”. Avrebbe fatto una bellissima figura, no? Invece lo si mise a “interrogare”, replicando alle sue argomentazioni… con un mare di sciocchezze. Sgarbi, lo sappiamo tutti, non è uno che le manda a dire… e puoi immaginare come andò a finire. Il risultato, però, è che Sgarbi non è mai diventato docente. Ora, egli ne può anche fare a meno, perché la sua partita con la vita l’ha vinta comunque ed in modo eccelso. Ma quanti sono quelli che, nelle sue stesse condizioni, non ce l’hanno fatta a rimediare, sono finiti nell’ombra e soffrono quotidianamente per le angherie subite? Che dovrebbe dire quel neurochirurgo che, laureatosi a Napoli, è dovuto emigrare in Francia, dove si è affermato a livello planetario, perché nella sua città era ostracizzato da tutti i colleghi, a cominciare dal primario con il quale aveva discusso la tesi, invidiosi del suo talento?
Amico mio, dai il giusto peso alle cose e agli uomini. Se puoi, cerca di diventare tu Re e governa come meglio riterrai opportuno. Se non puoi, non ti aspettare che i somari si comportino da cavalli; che i lestofanti si comportino da persone oneste e soprattutto che chi vale meno di te ti riconosca meriti. Le mezze cartucce vogliono interloquire solo con nanerottoli e meretrici. Perché solo con loro si sentono a proprio agio.

© Lino Lavorgna - 2005
 
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