UNA TERRA: EUROPA; UN POPOLO: EUROPEI
 
La psicologia tratta in modo compiuto, con abbondanza di testi e metodi, “il complesso di inferiorità”, deleterio per chi ne è vittima, in special modo in una società junglesca come quella contemporanea. Sarebbe opportuno dedicare analogo impegno anche nella cura del “complesso di superiorità”, che produce guasti ancora più devastanti, in quanto non riguardano il singolo bensì gli altri con i quali egli interagisce, direttamente o indirettamente.
Mi dispiace dover parlare in questi termini in un contesto così particolare, che vede coinvolto uno dei paesi che più amo al mondo e al quale ho sempre dedicato, in passato, ovunque sia stato possibile, pagine più che lusinghiere. Amo e continuerò ad amare la Francia e i Francesi, ci mancherebbe altro, ma non posso evitare di affermare che questo straordinario paese ha perso una magnifica occasione per caratterizzarsi come un vero punto di riferimento nella costruzione della Grande Europa.
I mestatori, che non mancano da nessuna parte, (vero Professor Dominique Venner e soci della Nouvelle Revue d'Histoire?) hanno avuto il sopravvento con il loro semplicistico qualunquismo da quattro soldi, isolando le menti pensanti, quelle che sanno guardare oltre, e che hanno tentato, invano, di aprire gli occhi ai francesi affinché non cadessero nella trappola di chi si lascia condizionare, nelle scelte fondamentali, dalle problematiche contingenti.
L'Europa è destinata a diventare Nazione: questo è un dato di fatto ineludibile. La Turchia prima o poi dovrà entrare nell'Unione: questo è un dato di fatto ineludibile. L'Euro ha gettato tutti nello sconforto, ci ha resi più poveri, ha creato disarmonie sociali. Anche questo è un dato, ma di natura ben diversa dai precedenti, perché "relativizzato" dalla dissennata politica economica dei paesi europei. Non è l'Euro che non funziona, ma una classe politica di profilo troppo basso e inadeguata a guidare l'Europa in un momento topico della sua Storia millenaria. L'Europa dei mercanti, la chiamavamo negli anni settanta, sperando che non sarebbe durata a lungo. Purtroppo è andata diversamente e i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Altro che concetti come "Una Terra, un Popolo". Ognuno pensa al proprio orticello e gli ortolani assomigliano più ad amministratori di condominio che a giganti della politica.
Anche l'unico vero Statista degno di questo nome, Chirac, che è favorevole all'adesione della Turchia all'Unione Europea, deve lottare con se stesso per non cadere nella tentazione di sostenere tesi favorevoli ad una Europa Franco-dipendente, in chiave antiamericana, piuttosto che ad una vera Europa che sappia accantonare ogni rigurgito nazionalistico. Che fare? Il “vero” processo di integrazione è lungo e difficile, non facciamoci illusioni. I nazionalismi sono duri a morire e il “consumismo” difficile da sradicare. Un giovane ventenne avverte lo stress di non potersi permettere una bella auto, le nike super costose e gli abiti griffati, non certo quello di non potersi sentire compatriota di un suo coetaneo che vive in qualsivoglia altro paese del continente. Lavorare sulle coscienze dei giovani è fondamentale, affinché si rendano conto che nessuno ha meriti o colpe per il posto in cui nasce, ma avrà meriti o colpe per come vive, indipendentemente dal posto nel quale vive. Solo costruendo una generazione migliore, si potrà sperare che sia sostituita una classe politica di mezze cartucce, che predicano male e razzolano peggio. I tempi sono lunghi, ma vale la pena tentare. Una Terra, un Popolo: un sogno troppo bello, destinato a trasformarsi in una splendida realtà.

© Lino Lavorgna 2005
 
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