PRIMA VIENE ABELE, SOLO DOPO CAINO
 
Mi perdoni il Ministro Castelli se gli rubo un pensiero e lo trasformo in titolo, ma non trovo di meglio per caratterizzare il tragico episodio che vede, ancora una volta, un assassino in libertà perpetrare degli efferati delitti. (Il “furto” concettuale, ovviamente, non m’impedisce di mantenere intatte le tantissime riserve sull’uomo e sulle sue idee).
Sono trascorsi trenta anni da quando, in una villa del Circeo, tre balordi massacrarono la diciassettenne Rosaria Lopez, dopo averla violentata insieme con l’amica Donatella Colasanti, che riuscì a salvarsi grazie al suo sangue freddo: si finse morta.
Gli assassini appartenevano a famiglie ricche della Roma bene: uno non è stato mai arrestato e vive latitante, forse in America Latina, forse a Roma, come sostiene la Colasanti; un altro è stato condannato a 30 anni di carcere e Angelo Izzo, il più feroce dei tre, all’ergastolo. Risparmio i dettagli sulla sua detenzione e sulle tante fughe, perché a tutti noti, fino alla manna della libertà vigilata, che si è conclusa con il recente omicidio di due donne, mamma e figlia, in provincia di Campobasso. Quanto sangue innocente dovrà essere ancora versato, prima che qualcuno induca i magistrati di sorveglianza a smetterla, una volta e per sempre, di mettere gli assassini in libertà? Lo si dica a chiare lettere e senza paura di apparire “contro corrente”: è ora di finirla con una concezione del diritto che tutela “esclusivamente” i delinquenti. Il delirio di “buonismo” che trasuda ovunque ha raggiunto limiti intollerabili. Problema di carceri affollati, rieducazione, reinserimento nella società, perdono, cultura del diritto contro la barbarie…. Belle parole e bei concetti, certo, che però necessitano di un bilanciamento a difesa delle persone per bene. Perché, è giusto ricordarlo, chi non commette reati non finisce in prigione. “Nessuno tocchi Caino” gridano i garantisti ad oltranza, riempiendo pagine di giornali e trovando ascolto nei più importanti talk-show. Per non parlare della rete, poi, in cui sono decine di migliaia i siti dedicati alla tutela dei delinquenti e dei malfattori.
Ricordate l’omicidio di Marta Russo? La bella studentessa che fu assassinata da un giovane assistente universitario? Provate a leggere le cronache del processo, gli articoli sui giornali a difesa degli imputati. Le elucubrazioni giuridiche e le masturbazioni mentali per “provare” l’innocenza dell’assassino e del suo complice metterebbero a dura prova la pazienza e la tolleranza del più mite tra gli uomini. E gli esempi analoghi potrebbero essere citati a centinaia.
“Nessuno tocchi Caino?” Ma per favore! Fatela finita. Prima viene Abele.

© Lino Lavorgna
 
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