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Caro Lino, ero ad Amalfi, qualche sera fa. Dall’altura di Pogerola mi godevo uno dei panorami più belli al mondo e lasciavo che la mia mente mi riportasse indietro nel tempo, dieci anni e forse più, lasciando affiorare i ricordi delle lunghe ore trascorse, più o meno negli stessi posti, a discorrere di quella passione che, per entrambi, aveva un solo nome: “EUROPA”. Tu avevi già abbandonato la vita politica da un lustro ed io, giovane capitano dei Carabinieri, potevo coltivare i miei ideali solo nel segreto della mia coscienza, com’era giusto che fosse, in segno di rispetto alla Divisa che indossavo. Diana, la mia insostituibile assistente, mi aveva mostrato, di buon mattino, il tuo articolo: “La mia Patria si chiama Europa”, invitandomi a replicare. “Ci penserò”, le avevo risposto, cosa che iniziai a fare da subito, dando vita a ricordi assopiti nei meandri della memoria. Un tuo concetto, in parte rubato ad un vecchio amico, ora vecchissimo, lo ricordavo benissimo: “L’Europa è una vecchia baldracca che ha puttaneggiato in tutti i bordelli, contraendo le peggiori infezioni, il socialismo, il liberalismo, il comunismo, i vari nazionalismi. Ma essa ha dentro di sé le risorse per cicatrizzarsi e per risorgere, finalmente, come una splendida realtà che possa far dire a voce alta, a tutti coloro che in essa vivono, una frase meravigliosa”. La frase da te utilizzata come titolo dell’articolo. Tu ci credevi già da allora; anzi, da molto tempo prima. E ci credi ancora, con la forza di sempre, incurante di chi, prigioniero dei propri pregiudizi, affogava ed affoga nel peggiore provincialismo intellettuale. Lasciati dire però, amico mio, che la strada da te scelta è una strada senza ritorno. Essa attraversa senz’altro dei sentieri fascinosi, ma non può costruire nulla di definitivo. Nulla che sia solo lontanamente assimilabile a quei concetti da te magistralmente espressi, tanto negli anni della tua antica militanza, quanto in quelli immediatamente successivi e prima quindi, che ti ritirassi in quella sorta di castello ideale e solitario, emulando alcuni dei tuoi pur rispettabili Maestri. Te lo dico con l’affetto di chi conosce bene il tormento della tua generazione e il terribile fardello che ti angustia, che “vi” angustia, nel vedere un mondo in dissoluzione. Un mondo che non avreste mai voluto lasciare in eredità ai vostri figli. Ma a che serve l’altezzoso disprezzo nei confronti della mediocrità dilagante? A che serve lasciar proliferare, senza porre alcun argine, torme di alieni famelici che, a tutti i livelli, s’impossessano di un potere, a volte effimero, a volte reale, producendo solo immani guasti? Certo, intuisco i pensieri reconditi: quando il caos avrà esaurito la sua spinta propulsiva, tutto ritornerà a posto. Del resto, per uno che è cresciuto nel mito nietzschiano “dell’eterno ritorno”, è facile accettare tutto ciò. Beh, amico mio, perdonami, ma dissento. Io non ho voglia di aspettare e non mi va di assistere, inerme, alla corsa verso il fondo intrapresa dal genere umano. Nel Parlamento Italiano, ove sono approdato tre anni orsono, levo alta la mia voce in difesa di quei valori che costituiscono il nostro patrimonio ideale più prezioso, come già in passato avevo fatto tra i banchi del Parlamento Regionale della Campania. E’ solo questo, credimi, che mi consente di essere a posto con la mia coscienza. Ed è solo per continuare su questa strada, che ho deciso di levare, con ancora più forza, la mia voce dal Parlamento di Strasburgo, quello della nostra comune Patria Europa. E’ lì, e lo sai bene, che si giocheranno le partite più importanti per la nostra salvezza o la nostra dissoluzione, come Popolo, come entità politica. L’Europa, caro Lino, quell’Europa che tu vagheggiavi già nel lontano 1977, oggi è una realtà, sia pure incompiuta. Ed attende che gli uomini giusti si prendano cura di essa, per completare un ciclo lungo e tormentato. Un Popolo, una Terra, proprio come hai sempre detto tu. Io sarò a Strasburgo, se mi sarà concesso, e continuerò la battaglia di una vita. Tu che farai, cavaliere errante? Continuerai il tuo volontario esilio? So bene che i dilemmi shakesperiani tra essere e non essere in te generano solo sorrisi. Ma ora è il momento di cambiare rotta. E’ il momento di dire, semplicemente: “Basta, signori. Rientrate nei ranghi”. Io ti esorto a montare a cavallo, ancora una volta, per levare alto il tuo grido di battaglia: “Europa torneremo, noi lo giuriamo a te. Europa torneremo, uniti per te. E spezzeremo al vento le nostre catene”. Quest’Europa ha bisogno di tutti; di una buna classe politica, certo, ma anche di esempi nella società civile. In particolare di esempi capaci, con un semplice sguardo, di fulminare gli usurpatori da quattro soldi, rigettandoli nell’oblio del vuoto dal quale, anche per colpa di chi non ha saputo fermarli a tempo, sono venuti fuori senza alcun diritto. Un abbraccio affettuoso. Ti aspetto, per vincere questa nuova sfida. Nel nome dell’Europa, nel ricordo dei vecchi tempi e con la mente rivolta al futuro. Ti aspetto, Galvanor da Camelot. Edmondo Cirielli Deputato al Parlamento Candidato al Parlamento Europeo – Alleanza Nazionale – Circoscrizione Sud Carissimo Edmondo, un cavaliere errante è un “uomo” che, generalmente, associa la sua sensibilità ad una straordinaria capacità di traslazione del proprio essere verso sponde incontaminate, chiuse ai rumori del tempo e alle miserie generazionali. Il cavaliere errante sorride, cavalcando sentieri ignoti ai più, mentre vede gli affanni di chi consuma giorni alla vana ricerca di un alibi per sopravvivere alla propria inadeguatezza alla vita. Ma egli, appunto, è pur sempre un “uomo”, che porta nel sangue i ricordi del suo retaggio ancestrale, nella mente le esperienze di più vite vissute a cavallo di spazio e tempo e nel cuore l’amore verso ciò che di più bello sia mai stato realizzato dal genere umano. E tu, amico mio, lo affermo senza enfasi e con la massima semplicità, hai saputo toccare le corde del mio cuore, inducendomi ad una sosta per una pacata riflessione. Anche la tua lettera, ovviamente, ha ridestato ricordi assopiti nei meandri della memoria ed è stato bello sentire il cuore accelerare i battiti. Sembra quasi che tu abbia voluto dirmi, come ricorda Sigfrido Bartolini nella prefazione di un testo a me caro, scritto da uno dei miei Maestri: “Combattere per la nobile causa è il modo migliore per gudagnarsi l’immortalità”. E combattiamola, allora, amico mio, quest’altra battaglia, nel nome dell’Europa. Nel ricordo dei tempi passati e, consentimi, in memoria dei Tanti che per lei hanno immolato la Vita. La mia Excalibur, ancora una volta, sarà brandita nel segno di quei Valori che rappresentano il patrimonio più nobile della Tradizione Occidentale. E come sostiene il Maestro. “Nulla è più bello dell’Uomo quando avanza”. Sono con te. Chi ci sta schiacciando, ha già in sé la morte. |
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